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Calcio

Morto Mario Corso, il mancino che inventò la «foglia morta»

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Mario Corso, fenomenale mancino della Grande Inter campione d’Europa e del mondo negli anni Sessanta è morto a 78 anni, avrebbe festeggiato il 79° compleanno ad agosto. Da giorni era ricoverato in ospedale.

Nato a Verona nel 1941, nell’Inter militò dal 1957 al 1973 prima di trasferirsi al Genoa, dove chiuse la carriera nel 1975. Con la maglia nerazzurra collezionò 509 presenze, segnando 94 reti e vincendo quattro campionati nazionali, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Dell’Inter fu anche allenatore nella stagione 1985-1986, subentrando all’esonerato Ilario Castagner e conducendo la squadra al sesto posto finale.

Talentuosa mezzapunta taciturna e ombrosa, tanto dominò con la squadra super titolata di Herrera, quanto fu escluso ed emarginato in Nazionale. Uomo dalla celebre punizione «a foglia morta», soprannominato anche « Piede sinistro di Dio», trequartista di grande intelligenza, a causa di aspri contrasti con il c.t. Edmondo Fabbri e di continui equivoci sul ruolo,non fu mai convocato per un Mondiale o un Europeo.

Esordì nel 1961 contro l’Inghilterra, nello stesso anno firmò una doppietta contro Israele nelle qualificazioni ai Mondiali, ma fu escluso dalla deludente spedizione in Cile. Stessa dinamica per i Mondiali 1966 e per l’Europeo 1968 vinto in casa dall’Italia. Totalizzerà 23 presenze e 4 reti in dieci anni.

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