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Atletica

Mondiali, triplo da finale per Ihemeje e Dallavalle

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FIDAL

Il salto triplo sorride agli azzurri. Esattamente come lo scorso anno ai Giochi di Tokyo, si qualificano per la finale Emmanuel Ihemeje (17,13, vento +1.1) e Andrea Dallavalle (16,86, +0.7). Eliminato il terzo degli italiani in gara, Tobia Bocchi (quindicesimo con 16,58, +0.2).

Eliminato nella semifinale degli 800 metri Catalin Tecuceanu (1:46.31), mentre Elena Bellò, nella stessa gara al femminile, guadagna la semifinale in virtù del ripescaggio da parte della giuria (toccata poco prima del rettilineo d’arrivo, incespica e perde il contatto con la testa: danneggiamento evidente).

Formidabili le finali dei 200 metri: la giamaicana Shericka Jackson fa sua quella donne con 21.45 (+0.6), la cifra della seconda prestazione mondiale di sempre, a soli 11 centesimi dal 21.34 corso da Florence Griffith-Joyner nella finale olimpica di Seul 1988. In quella maschile, Noah Lyles corre in 19.31 (+0.4), terza prestazione mondiale all-time, a dodici centesimi di secondo dal record di Usain Bolt (il 19.19 firmato ai Mondiali di Berlino 2009).

Triplo uomini – Batterie – Due azzurri nella finale del triplo. Come accaduto esattamente un anno fa ai Giochi di Tokyo, volano nel round conclusivo Emmanuel Ihemeje (17,13, +1.1), e Andrea Dallavalle (16,86, +0.7), bravi a centrare la misura buona per la promozione. Fuori causa, al contrario, Tobia Bocchi, sfortunato proprio come lo scorso anno in Giappone (16,58 la sua misura, +0.2), quindicesimo assoluto, a soli 10 centimetri dalla qualificazione. Ihemeje è il primo a saltare: piazza subito un buon 17,03 (+0.4), a due centimetri dal limite necessario per la qualificazione diretta.

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È un ottimo inizio, tanto che l’azzurro non si presenta in pedana per la seconda prova, e alla terza, aggiunge una decina di centimetri alla sua misura, atterrando a 17,13. Dallavalle inizia proprio dal 16,86 che sarà il suo risultato finale, prestazione che consente di guardare con tranquillità l’evoluzione della gara. Dopo un 16,75, sceglie correttamente di non spendere ulteriori energie, da riservare per la finale. Il portoghese Pedro Pichardo è il migliore delle qualificazioni, con un unico salto misurato a 17,16; dietro di lui, il francese Fabrice Zango (17,15) e poi Ihemeje. Dallavalle è settimo, Tobia Bocchi, come già detto, è quindicesimo. Finale nella notte tra sabato e domenica, via alle 3 italiane.

800 donne – Batterie – Qualificazione con brivido per Elena Bellò nelle batterie degli 800 metri. La vicentina corre molto bene per i primi 600 metri, sempre nella scia della battistrada. Quando Kelly Hodgkinson lancia la volata, la Bellò è sistemata in ottima posizione, immediatamente alle sue spalle. È qui però, a circa 150 metri da traguardo, che accade l’imprevisto: la slovena Anita Horvat si sposta lateralmente, tocca l’australiana Catriona Bisset, che cade sulla Bellò, determinandone l’inciampo e la perdita di contatto dalle prime.

L’azzurra termina al sesto posto, in 2:02.78 (Hodgkinson chiude al comando in 2:00.88), ma il danneggiamento è chiarissimo. Nel calcio, sarebbe il classico rigore “solare”. Il ricorso presentato immediatamente dalla squadra azzurra ha esito positivo: la giuria d’appello qualifica la Bellò alle semifinali in programma domani, anzi, per essere più corretti, nella notte tra venerdì e sabato (alle 3:35 italiane). Athing Mu impressiona. Il suo è puro jogging, e il 2:01.30 che ne consegue, imbarazza per irrisoria facilità. Le altre si dannano, lei scivola via sulla pista.

800 uomini – Semifinale – Ancora una gara di rimonta per Catalin Tecuceanu, questa volta però non premiata dalla promozione al truno successivo (in questo caso, la finale). L’azzurro attende gli ultimi 100 metri per slegare tutti i cavalli del suo motore, e recupera su tutti gli avversarifinendo quarto nella sua semifinale in 1:46.31. Non basta però per ripresentarsi in pista. L’ultimo tempo di ripescaggio è l’1:45.58 dell’australiano Peter Bol.

200 metri da urlo, Hayward Field nuova Mecca dello sprint – Due finali da leggenda nel giro di pochi minuti sulla pista – sempre più magica – di Hayard Field. Cominciano le donne, con le protagoniste dei 100 che si sfidano sulla distanza doppia. La giamaicana Shericka Jackson conferma lo stato di grazia più volte evidenziato in stagione vincendo in 21.45 (+0.6), la seconda prestazione mondiale all-time, a soli undici centesimi di secondo dal record di Florence Gritffith-Joyner, quel 21.34 che nel 1988 regalò alla discussa statuinitense (oltre al record) l’oro olimpico del mezzo giro di pista.

Alle spalle della Jackson, Shelly-Ann Fraser-Pryce, la campionessa del mondo dei 100, argento in 21.81. Terzo posto per la britannica Dina Asher-Smith, l’oro di Doha 2019, che riesce a salire sul podio con 22.02. Neanche il tempo di richiudere la bocca aperta per lo stupore, che arriva il momento della finale maschile. La furia di Noah Lyles si abbatte sullo stadio: una corsa, la sua, rabbiosa e straordinariamente efficace, sempre in presa, fino all’ultimo centimetro, e fino ad un 19.31 che scuote letteralmente Hayward Field, entusiasta per l’impresa del campione di casa.

Trema il mondiale di Usain Bolt, il 19.19 di Berlino 2009, distante solo dodici centesimi di secondo, anche se tra i due crono, nella lista mondiale di sempre, si inserisce anche il 19.26 realizzato da Yohan Blake a Bruxelles nel 2011. Terzo tempo all-time per laurearsi, anzi, confermarsi, campione del mondo, a tre anni dal successo di Doha. E’ ancora tripletta USA, come sui 100 metri, grazie all’argento di Kenneth Bednarek (19.77) e il bronzo del baby Erriyon Knighton (19.80), al primo podio globale di una carriera ancora tutta da scrivere.

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