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Rugby

In Trentino riconosciuti i primi due «Allenatori alla Gentilezza di rugby»: sono Massimo Zanetti e Anna Pontalti dell’Asd Rugby Benacense di Riva del Garda

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In Trentino, sono stati riconosciuti i primi due Allenatori alla Gentilezza di rugby, sono Massimo Zanetti ed Anna Pontalti, allenatori presso il settore giovanile dell’Asd Rugby Benacense di Riva del Garda.

Ma di cosa si occupa un Allenatore alla Gentilezza? Il suo impegno è rivolto a bambini e ragazzi a trasmettere loro attraverso lo sport l’importanza del rispetto delle regole, a favorire la socializzazione ed a trasmettere le tradizioni.

Con le buone pratiche di gentilezza, nello sport, l’Allenatore alla Gentilezza contribuisce (insieme agli Assessori alla Gentilezza ed agli Insegnanti per la Gentilezza) ad accrescere il benessere delle comunità mettendo al centro i bambini.

Inoltre la gentilezza, grazie ai valori di cui è portatrice, consente ai giovani di vivere lo sport più serenamente, come riconosce lo stesso Zanetti: ”Credo che la gentilezza sia il risultato di un percorso educativo e soprattutto emotivo importante. Questa strada ha come tappe significative la conoscenza e la comprensione di tre aspetti: rispetto, sacrificio e resilienza. La Gentilezza quindi, cerco di allenarla mettendo sempre in primo piano l’essenza del mio sport : il sostegno.

Dello stesso parere anche la Pontalti che aggiunge:” La gentilezza può aiutare a fare in modo che i bambini non si sentano giudicati e “sbagliati”/ non adatti a quel tipo di sport a causa magari dei compagni che fanno qualche battutina o che prendono in giro. È importante che i bambini si sentano al sicuro, che possano essere liberi di essere quello che sono senza alcuna paura e che i propri compagni di squadra diventino per loro come una seconda famiglia..

 Gli Allenatori alla gentilezza dell’Asd Rugby Benacense hanno aderito alla Rete Nazionale Allenatori alla Gentilezza che nell’ambito del macro progetto nazionale Costruiamo Gentilezza (www.costruiamogentilezza.org), promosso dall’Associazione Cor et Amor, sostiene la crescita di bambini sereni attraverso il coinvolgimento delle comunità ed impiegando come strumenti operativi le buone pratiche di gentilezza nello sport, che vengono condivise tra gli stessi Allenatori.

Intervista Anna Pontalti

Come alleni i giocatori alla gentilezza?
“Sicuramente alleno i miei giocatori alla gentilezza essendo io in prima persona gentile con loro e facendo in modo che si aiutino a vicenda (sostegno) e si rispettino (amicizia).”

Da piccolo chi è stato il tuo “allenatore” di gentilezza?
“Il mio allenatore di gentilezza da piccola è stato mio papà che mi ha insegnato quello che significa aiutare gli altri soprattutto i più bisognosi, con un semplice gesto. Mi ricordo infatti che da piccola avevamo deciso che a Pasqua i soldi che avremmo dovuto spendere per le uovo di cioccolato, sarebbero stati donati ai bambini in Africa.”

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi giocatori
“Per prima cosa sorrido, poi gli abbraccio (alleno bambini di 4 e 5 anni) e poi dico loro grazie oppure che sono stati bravi.”

I complimenti ogni tanto e quando se lo meritano, vanno fatti, non deve essere dato nulla per scontato. Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere lo sport più serenamente?
“La gentilezza può aiutare a fare in modo che i bambini non si sentano giudicati e “sbagliati”/ non adatti a quel tipo di sport a causa magari dei compagni che fanno qualche battutina o che prendono in giro.”

È importante che i bambini si sentano al sicuro, che possano essere liberi di essere quello che sono senza alcuna paura e che i propri compagni di squadra diventino per loro come una seconda famiglia. Quando un giocatore sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?
“Solitamente quando è il turno del bambino che sbaglia, faccio l’esercizio con lui facendoli capire che se lo fa in quel modo è molto più semplice e che anche se sbaglia fa lo stesso perché chi sbaglia è perché ci prova, chi non sbaglia mai è perché sta fermo e non fa nulla per paura di sbagliare.”

Intervista Massimo Zanetti

Come alleni i giocatori alla gentilezza?
“Credo che la gentilezza sia il risultato di un percorso educativo e soprattutto emotivo importante. Questa strada ha come tappe significative la conoscenza e la comprensione di tre aspetti: rispetto, sacrificio e resilienza. La Gentilezza quindi, cerco di allenarla mettendo sempre in primo piano l’essenza del mio sport : IL SOSTEGNO.”

Da piccolo chi è stato il tuo “allenatore” di gentilezza?
“La mia “allenatrice alla gentilezza” è stata mia mamma, che mi ha insegnato come sia edificante essere gentili con il prossimo, senza l ‘ausilio di gesti singolarmente eclatanti, ma semplicemente con l’abitudine alla gentilezza.”

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi giocatori?
“Grazie.”

Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere lo sport più serenamente?
“Credo che un percorso tecnico, che usi la gentilezza come tassello importante all’interno della propria filosofia, aiuti i bambini\ragazzi a diventare adulti più propensi al sacrificio, in funzione del benessere della comunità e di loro stessi. Do ut des.”

Quando un giocatore sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?
“Senza enfatizzare le esclamazioni errore! o sbagliato!; la gentilezza nel rispettare le scelte altrui, e nel suggerire le alternative più efficaci da intraprendere, aiuta i giocatori a migliorarsi senza paura di sbagliare.”

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