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La Sfera e lo Spillo

Arrigo Sacchi, l’uomo visionario che cambiò il gioco

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Arrigo Sacchi debutta su una panchina di serie A all’età di 41 anni. Nella stagione 1987-1988 Silvio Berlusconi vuole il romagnolo alla guida del suo Milan.

Il “Cavaliere” impressionato dal gioco innovativo di Arrigo Sacchi organizza il casting con l’idea cieca di portare il tecnico a Milanello. Nella stagione precedente il “mago di Fusignano” guida il Parma in serie B. Gli emiliani sfiorano la promozione in serie A e alcuni club posano gli occhi sul tecnico venuto dalla provincia.

E’ l’uomo della gavetta senza un passato da giocatore professionista che divide il suo tempo tra il lavoro in azienda (settore del calzaturificio) e la passione sfrenata per il calcio.

Nativo di Fusignano piccolo centro con 8.000 anime in provincia di Ravenna, è un personaggio acuto e spigoloso, severo e pignolo, talvolta maniacale.

In gioventù è tifoso dell’Inter, si vanta di non essere un raccomandato, per 5 anni allena squadre locali: Fusignano, Alfonsine e Bellaria.

La vittoria dello scudetto con la Primavera del Cesena è la svolta della carriera. Sebastiano Rossi, Daniele Zoratto e Massimo Agostini, sono giocatori di quella stagione che qualche anno dopo avrebbero calcato i green della massima serie.

Alla cloche del Rimini incontra l’indimenticato Pierluigi Frosio, ex bandiera del Perugia. Il centrale difensivo, nativo di Monza, è all’ultimo anno con le scarpette chiodate prima del ritiro nell’estate del 1985.

L’approdo a Milano è difficile e complicato. La metropoli lombarda ha i suoi meccanismi, la stampa può essere un fardello e l’ambiente di San Siro può scoraggiare anche gli audaci.

Non tutti i giocatori della rosa apprezzano i metodi di lavoro di Sacchi, i malumori e i mal di pancia non sono celati. “L’inizio al Milan? Fu assai difficile e rischiai di non mangiare il panettone” scherza il coach.

Silvio Berlusconi, patron rossonero, è inflessibile, difende il tecnico e la sua scelta. L’ambiente dei Casciavit recepisce il messaggio e mantiene la compattezza dello spogliatoio.

“Noi al Milan coniugavamo 3 verbi vincere, convincere e divertire”.

Arrigo Sacchi gioca un calcio organizzato, gradevole e propositivo. Il modulo preferito è il 4-2-2, contraddistinto da corsa e dinamismo, pressing asfissiante e tattica del fuorigioco esercitata con sistematicità sino ai margini della metà campo.

La difesa in linea è schierata a zona, un centrale imposta puntellando il playmaker, il pacchetto mediano schierato a rombo, l’uso largo e ficcante degli esterni e le 2 punte affiatate.  

Gli allenamenti sono estremamente accurati, i dettagli sono studiati, gli schemi tattici ripetuti sino allo sfinimento.

Il mantra di Arrigo Sacchi è il lavoro quotidiano sul campo, il sacrificio e le esercitazioni. Sceglie l’uomo prima del giocatore.

Predilige i giocatori funzionali alla sua idea di calcio ma rispetta, soprattutto nella parentesi milanista, le qualità dei giocatori.

Le sue idee rivoluzionarie hanno cambiato la serie A, la mentalità, il modo di giocare e stare in campo. Arrigo Sacchi sale sul tetto d’Europa con pieno merito, coniugando la modestia e la grandezza dei campioni.

Arrigo Sacchi, l’uomo visionario che cambiò il gioco.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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