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Paolo Strenghetto e il ritorno alla «Trento Bondone»: «È l’università delle gare in salita»

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Un passione per i motori tramandata da padre a figlio, un gruppo di amici che hanno insistito e la voglia di rimettersi in gioco.

Tre motivi che hanno pesato molto e che, dopo ben 19 anni, hanno fatto ritornatePaolo Strenghetto a partecipare alla 71° edizione della Trento Bondone con una Osella 1.000 molto performante.

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Ma chi pensa che il 64 enne indimenticato concessionario della BMW di Trentoabbia partecipato per il gusto di divertirsi si sbaglia di grosso. Infatti nella classe  1000 EHS Strenghetto ha sbaragliato il campo raggiungendo il primo posto.

Nella sua ultima Trento Bondone (2003) Paolo strenghetto era arrivato secondo assoluto. «Quell’anno avevo fatto due bruttti incidenti, ero uscito illeso ma con delle macchine distrutte, era come avessi perso il limite e quindi il filo sottile che divide il rischio calcolato da quello azzardato. Mi è suonato il campanello d’allarme e ho deciso di finire la mia avventura con la Trento Bondone» – Ricorda il pilota Trentino

Ma della corsa in montagna più impegnativa d’Europa Strenghetto conserva sempre un ottimo ricordo. «È una delle poche tradizioni trentine conosciute in tutta Europa, è la gara più lunga (17.300 ) e più impegnativa di tutto il circuito. Rimane l’università delle gare in salita con i suoi 71 anni di storia che non sarà mai cancellata» 

Ma non sono mancate le critiche su come è stata organizzata l’ultima edizione,«Troppi iscritti, capisco che le iscrizioni portano introiti, ma in questo caso prove e gara dovevano partire almeno alle 6.00 del mattino. La gara è stata gestita male» –Spiega Strenghetto che comunque salva la kermesse automobilistica trentina: «È sempre una festa, trovi sui tornanti amici che ti aspettano, che sorridono e applaudono. E alla fine via ai brindisi e ai molti ricordi, a volte fin troppo nostralgici. Per me rimane la gara più bella del mondo»

Dopo averci confidato che parteciperà anche alla edizione numero 72 della Trento Bondone Strenghetto ricorda le numerose gare a cui ha preso parte negli ultimi anni. «Partecipo per 4 volte all’anno a gare di Endurance in Thailandia con ottimi risultati e anche alla gare di Kart lunghe anche 7 ore». Insomma, la passione continua.

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Una passione come detto tramandata dal padre Iolao, morto all’età di 93 anni che è stato un pioniere del motociclismo trentino. Originario del Veneto era arrivato a Trento nel 1953 come collaudatore della Caproni Capriolo 75 cc. Una moto da regolarità, ma anche endurance prodotta dall’industria trentina che mise in strada oltre ad una squadra corse, anche un’autovettura.

Tra Caproni e Laverda allora era testa a testa per aggiudicarsi i campionati italiani. Ma Iolao Strenghetto non si accontentò solo dei trionfi nazionali, (55, 58, 59, 60, 61,) ma puntò con decisione anche all’estero andando a vincere la Sei Giorni Internazionale ( gara motociclistica annualmente organizzata in uno Stato diverso ) in Cecoslovacchia, Germania e Gran Bretagna dal 1958 al 1961.

Da ricordare anche la sua partecipazione al Circuito Buonarroti che negli anni cinquanta veniva organizzato a Cristo Re.

Il percorso prendeva il via ad inizio del Corso, per arrivare a Piazza General Cantore, quindi Corso Alpini, Via Pedrotti, il Lung’Adige e poi nuovamente in Corso Buonarroti con arrivo all’altezza dell’attuale Cinema Astra. L’anello veniva percorso più volte. Iolao Strenghetto lasciava le corse motociclistiche all’inizio degli anni sessanta, dedicandosi al commercio delle automobili.

Insieme a Paolo è normale tornare ai vecchi ricordi della prima sede della suaconcessionaria Bmw «Fu in Via Grazioli ed è stato punto di riferimento della casa tedesca fino al 2000». (clicca qui per vedere la sua intervista integrale pubblicata su Voce24news)

La concessionaria, aperta appunto dal papà negli anni 60, è poi passata al figlio Paolo che l’ha gestita fino al 2003.  «Erano anni di forte sviluppo dove l’economia girava bene. Poi dall’inizio degli anni duemila tutto cominciò a diventare difficile. La concessionaria poi fu ceduta al gruppo Barchetti, seppur a malincuore. L’offerta che ci avevano fatto era impossibile da rifiutare. Ma l’immobile è rimasto di nostra proprietà» – Ricorda Strenghetto

Ora Paolo oltre a gareggiare si occupa della gestione degli immobili di famiglia.Verso la fine della nostra intervista Paolo Strenghetto passa ai ringraziamenti e ad un sogno.  «Devo ringraziare per tutto mio padre che mi seguiva sempre e che era partito come dirigente di una industria a Norimberga».

«Ora ho un sogno – conclude Paolo Strenghetto –  formare un gruppo di piloti ed ottenere i mezzi per far correre qualcuno di meritevole. E poi magari se rimane qualcosa darlo in beneficienza».  Pare insomma che l’avvenura e la storia non finisca per nulla qui.  (clicca qui per vedere l’intervista integrale a Paolo Strenghetto)

L’ultima partecipazione alla Trento Bondone

Il papà Iolao Strenghetto campione motociclistico

L’arrivo insieme agli amici

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