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Il Trento è pronto al ritorno tra i grandi. Parlato: «Non molleremo mai nemmeno una virgola»

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Un’attesa lunga, quasi eterna, durata 18 anni. Dopo stagioni travagliate, avvicendamenti societari e categorie inferiori il Trento è tornato nel calcio che conta. L’esordio è previsto per sabato prossimo quando i gialloblù sfideranno la Triestina nel turno di Coppa Italia. Una settimana dopo è invece in programma l’esordio in Lega Pro contro il Piacenza.

Una delle certezze del Trento è sicuramente mister Carmine Parlato. Il tecnico degli aquilotti ha vinto cinque volte la Serie D, nell’ordine con Rovigo, Pordenone, Padova, Rieti e, ovviamente, con il Trento lo scorso anno.

L’ultima volta che la società di Via San Severino si è affacciata al professionismo era la stagione 2002-2003, conclusa con la retrocessione attraverso i play-out. Ora si ripresenta ai nastri di partenza con più carica e voglia che mai, reduce dalla cavalcata trionfale nel girone C di Serie D, vinto con ben 14 punti di distacco dall’Arzignano.

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In vista proprio dell’inizio ufficiale della stagione, abbiamo fatto due chiacchiere con l’artefice di questa vittoria, mister Parlato:

Buongiorno Mister Parlato, mancano solamente due settimane al via del campionato e una settimana esatta al via ufficiale della stagione con il match di Coppa Italia contro la Triestina. Come si sente?

«Bene. Da 17 luglio fino a venerdì 13 agosto abbiamo cercato di lavorare sulle basi che servono a una squadra. Devo dire che i ragazzi, con la collaborazione del Professor Vio, hanno lavorato molto bene dal punto di vista fisico. Sotto l’aspetto tecnico tattico abbiamo lavorato soprattutto con i nuovi per fargli capire alcune cose. Ci sono stati anche degli errori, come è normale che sia, ma i ragazzi hanno messo grandissima disponibilità e impegno».

Facciamo un passo indietro. Ci racconta un po’ come è stata la scorsa stagione? Che sensazioni ha provato nel riportare una società come Trento tra i professionisti dopo così tanto tempo?

«E’ stata un’enorme soddisfazione, soprattutto se penso al presidente Giacca. E’ lui il vero artefice di questa impresa e molti dei meriti vanno a lui. Chiaramente non solo lui, ma tutti i collaboratori che hanno contribuito a far rinascere il Trento meritano questo traguardo. Noi abbiamo solo fatto il nostro lavoro, cercando di fare contente delle persone che hanno dato tanto e meritavano questo successo».

Cosa l’ha spinta ad accettare di rimanere a Trento anche questa stagione?

«Alcune volte si va a sensazione. A prescindere dai risultati sportivi ci sono situazioni in cui ciò che conta sono i rapporti. Tra me e la dirigenza c’è un ottimo rapporto, c’è fiducia reciproca e tantissima voglia di mettersi in discussione. Alla fine, se tra persone c’è stima e rispetto chiaramente si possono fare anche scelte diverse, ma in questo caso qui ci siamo trovati sempre in sintonia, anche se magari per l’ufficialità si è aspettato un po’».

L’ultima volta che è stato in Lega Pro era con il Padova. Come crede sia cambiata la categoria in 5 anni?

«La Lega Pro era già molto difficile cinque anni fa, quando ero al Padova, e sono sicuro che sia rimasta competitiva come lo era allora. Le squadre che hanno trovato continuità nella categoria negli anni sanno bene cosa serve per rimanere a quei livelli, mentre noi arriviamo dalla Serie D e dobbiamo lavorare molto su questo aspetto. I giocatori che sono stati presi hanno le caratteristiche che servono per affrontare al meglio il campionato, hanno più fisicità. Diciamo che siamo come un motore di una macchina, se in Serie D bastava avere un 1000, 1100 di motore, ora per affrontare la Lega Pro ci vuole un 2000. Per quanto riguarda la qualità tecnica, invece, non c’è grossa differenza, credo che alcuni giocatori che fanno la differenza in D siano in grado di farla anche in C. Tra poco si inizia, quindi andiamo in scena e vediamo di che pasta siamo fatti».

La Lega Pro è un campionato molto competitivo, dove dal 2° al 10° posto partecipi ai play off. In due giornata puoi trovarti in piena corsa, e due domeniche dopo puoi ritrovarti quasi a ridosso dei play out. Il Trento può già fissarsi un obiettivo?

«Noi sportivi viviamo di settimana in settimana, siamo fatti così. Viviamo per il punto o per i tre punti di volta in volta, è questo il pensiero che ho voluto trasmettere ai ragazzi. Chiaro che se il risultato è positivo aiuta tutti quanti nel percorso di crescita, ma quello che poi succederà in campionato ce lo dirà il campo e noi andremo a prendercelo. Da parte nostra posso dire che non molleremo mai nemmeno una virgola, lotteremo per ogni cosa, anche una semplice rimessa laterale».

Le categorie sono diverse e il salto dalla D alla C è un salto importante, ma se dovesse dire in cosa la sua squadre deve migliorare rispetto allo scorso campionato, dove si aspetta che cresca maggiormente?

«Il confronto non è facile da fare anche perché abbiamo cambiato 6/7 undicesimi rispetto alla scorsa stagione, sarebbe da fare con gli stessi. Se devo valutare quelli che sono rimasti, però, posso dire che un elemento da migliorare è sicuramente la gestione della palla. L’anno scorso ci sono state diverse volte in cui o attaccavamo o difendevamo, difficilmente riuscivamo a trovare un equilibrio tra le due fasi. Quando attaccavamo lo facevamo molto bene, così come quando difendevamo eravamo ordinati e precisi, ma avere maggiore gestione della palla è un qualcosa su cui dobbiamo lavorare».

Nel ritiro precampionato ci sono state amichevoli anche contro squadre di categoria superiore, come il Cittadella o il Parma. Che indicazioni le hanno dato queste sfide?

«Sicuramente mi hanno dato indicazioni positive. Noi – inteso come staff tecnico – abbiamo cercato di far capire ai ragazzi cosa vuol dire affrontare giocatori e squadre di categorie superiori. Sono state amichevoli che ci hanno aiutato molto e che ho voluto io personalmente proprio per far capire a tutti quanto sia alto l’impegno a livello fisico e non solo contro avversari di un certo livello. Certo, non sono attendibili al 100% come partite, però la squadra ha risposto bene dal punto di vista tattico e anche dal punto di vista caratteriale».

L’esordio in campionato sarà in trasferta contro una società storica come il Piacenza, poi ci sarà la prima in casa contro la Pro Patria e poi subito il derby con il Sudtirol. Un inizio particolarmente impegnativo. Come lo vede?

«Tornando al discorso di prima ripeto che prima di iniziare il campionato c’è l’appuntamento con la Triestina in Coppa Italia. Il campionato è la competizione in cui dovremmo farci trovare maggiormente pronti, anche più di sabato prossimo, ma ovviamente c’è uno step che precede l’inizio del girone ed è la trasferta di Trieste. Posso dire che il campionato sicuramente avrà le sue difficoltà, ma parlare adesso della gara contro il Piacenza vorrebbe dire per me andare troppo in la con il pensiero. Chiaro è che il battesimo sarà importante per tutti ma ripeto, la testa ora è alla Triestina».

Un aspetto che lei ha vissuto poco qui a Trento è sicuramente il pubblico, se non nelle ultimissime gare. Sapendo quanto entusiasmo ha portato il passaggio in Lega Pro, cosa si aspetta possa dare il Briamasco pieno?

«L’anno scorso il coinvolgimento c’era, ma era esterno per via delle restrizioni. Ho sempre detto che l’aiuto dei tifosi ti permette di scendere in campo in 12 uomini. Abbiamo sempre avuto qualcuno che ci aiutava anche durante la scorsa stagione e penso che i tifosi del Trento, una volta tornati sugli spalti, daranno quel qualcosa in più ai ragazzi che troveranno così un’ulteriore spinta».

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