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Festival dello Sport: la grande staffetta

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Ad un anno dal secondo importante incidente di Alex Zanardi, il Festival dello Sport di Trento ospita il docufilm che racconta la staffetta lunga quanto l’Italia, degli atleti paralimpici appartenenti a Obiettivo3, la Onlus da lui creata nel giugno 2020.

A commentarlo insieme al giornalista Gianluca Gasparini ci sono anche due atleti paralimpici: Pier Alberto Buccoliero, classe 1987, che è un campione degli sport acquatici e del triathlon e Katia Aere, ciclista paralimpica, ma con precedenti importanti anche nel nuoto. La staffetta “un gesto simbolico di consegna” di impegno. In questo caso anche il passaggio di testimone della solidarietà. Anche questa è la vera essenza dell’attimo vincente. Di chi vince attraverso la ripartenza. Che è la sfida più difficile. 

Per la regia di Francesco Mansutti e Vinicio Stefanello prodotto da Barbara Manni, sorella della moglie di Zanardi Daniela, il documentario descrive “Obiettivo Tricolore”, una grande staffetta portata avanti da atleti del ciclismo paralimpico in tutte le sue forme, con l’idea di unire l’Italia da Nord, da Est e da Ovest fino a Sud per rappresentare una sorta di rinascita del nostro Paese dopo la pandemia: 3.300 chilometri in bici, handbike o carrozzina olimpica. L’iniziativa è stata voluta dall’associazione “Obiettivo 3”, l’associazione nata dal desiderio del campione paralimpico ed ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi di “sostenere coloro che vorrebbero avvicinarsi allo sport ma non possono”.

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Ad introdurre il filmato due atleti di questa formidabile squadra. La prima, Katia Aere, che dalle Paralimpiadi di Tokio si è portata via un bronzo nella prova in linea H5 femminile di paraciclismo sfidando l’avverso destino e le malattie a colpi di braccia sulle ruote del suo “cigno nero”, così come chiama il suo mezzo a tre ruote. “L’incontro con l’handbike è arrivato quasi casuale, ma io non credo al caso fortuito – racconta Katia – prima non ne volevo sapere di paraciclismo, perché ero già molto impegnata con il nuoto. È merito di Alex se sono salita per la prima volta su un mezzo a due ruote e non ne sono più scesa”.  

E poi Alberto Buccoliero, specialista di triathlon paralimpico, che spiega come “Obiettivo 3 parte dal paraciclismo, ma poi si è esteso a tante altre discipline. Oggi si uniscono all’associazione anche molti giovani, ragazze e ragazzi che non hanno nemmeno vent’anni, che a causa di un incidente invalidante o di malattia riescono a trovare nuovi obiettivi ed entusiasmo, rimettendo così in gioco la loro vita anche grazie allo sport”.

Per dovere di cronaca i primi giochi paralimpici riconosciuti come tali si disputarono nel 1960 a Roma. Ma le prime Paralimpiadi invernali si tennero in Svezia nel febbraio 1976. Nel 1988, con le Olimpiadi di Seul, si affermò finalmente il principio di far disputare le Paralimpiadi nella medesima città delle Olimpiadi. Comunque, i giochi Paralimpici sono ormai abbinati sistematicamente ai Giochi olimpici dal 19 giugno 2001 quando fu siglato un accordo tra il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), il quale garantisce che la città candidata ad ospitare le Olimpiadi debba organizzare anche i Giochi paralimpici.I prossimi Giochi paralimpici invernali si svolgeranno a Pechino, dal 4 al 13 marzo 2022, mentre quelli estivi si terranno a Parigi dal 24 agosto al 5 settembre 2024.

Tornando all’idea della grande staffetta, il docufilm oggetto dell’incontro, è stata la volontà di voler ripartire degli atleti paralimpici, anch’essi bloccati dalla pandemia e dal lockdown, a dar voce all’iniziativa. E così è stato. Da nord a sud, fino a Santa Maria di Leuca, 17 giorni durante i quali atleti con diversi gradi di disabilità hanno attraversato lo Stivale passando per Firenze, Roma e altre tappe intermedie.  E tante altre persone esterne in maniera spontanea si stavano aggregando all’iniziativa.

Però, nel mezzo della gara e del documentario, è sopraggiunto quell’altro evento così drammatico: Alex Zanardi, a bordo del suo handbike, è stato investito da un camion, il secondo terribile incidente dopo quello automobilistico del 2001 che gli era costato l’amputazione degli arti inferiori. Da quel momento la staffetta è diventata anche un modo per i suoi partecipanti di sostenere il campione a distanza attraverso il completamento di quell’impresa da lui voluta.  

Il documentario, oltre a raccontare l’evento, fa parlare atleti, coach e preparatori atletici, team manager e medici, sia attraverso interviste post staffetta, sia attraverso testimonianze dirette in corso d’opera.

Il risultato è un docufilm commovente sulla solidarietà e la resilienza di atleti che non hanno mai mollato nonostante le difficoltà e che hanno trovato in questa occasione un modo per sentirsi più uniti dopo un lockdown che li aveva ulteriormente isolati. L’associazione Obiettivo3, che ad oggi ha supportato oltre 100 atleti con disabilità aiutandoli a praticare lo sport paralimpico, ha creato un simbolo di quella “ripartenza che passa dalla fatica” della quale tutto il Paese aveva bisogno.

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