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Festival dello Sport, Cesarini e Rodini: la barca vincente

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L’incontro nella sala Depero vede sul palco anche l’ex big del canottaggio italiano e ora presidente della Federazione Giuseppe Abbagnale. Si comincia con le immagini della gara e il suo straordinario finale. “Ogni volta che rivedo questi momenti è un’emozione incredibile, ho la pelle d’oca” dice Cesarini. “È così, anche se vederla dall’esterno fa un pochino più paura, dall’interno era una cosa più tranquilla”, aggiunge Rodini. 

“Negli ultimi 15 colpi avete cambiato la storia dello sport italiano” afferma Crivelli. “Era una cosa studiata, per via del tanto lavoro alle spalle, ma nell’ultimo tratto siamo andate di cuore – risponde Federica -. Ero concentratissima, sapevo che dovevamo cambiare marcia. Ad un certo punto ho detto testa in barca e proviamo a salire. Eravamo a 43 colpi al minuto, un ritmo veramente alto”. Valentina parla dei momenti decisivi, seguiti dall’attesa “glaciale” del risultato: “Abbiamo vinto nelle ultime 13 parate. Sapevo che avevamo il jolly per dare l’allungo finale e dovevo capire dove giocarlo. Mi ricordo le ultime tre parate eterne, in cui ho capito che eravamo davanti. Poi passato il traguardo con calma glaciale ho aspettato il risultato”.

Ancora la forza dell’armonia vincente. “Quando sei capovoga, il ruolo di Federica, non puoi permetterti di sbagliare”, racconta Valentina. “Il mio compito è permetterglielo, darle il via, garantire la stabilità ed essere brava a seguirla in sincrono”.

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Ma da ragazzine, chiede il giornalista, vi siete mai immaginate in un podio olimpico? “Io dalla nascita – racconta Federica -. Mio fratello giocava a hockey e mia madre faceva pattinaggio artistico, il mio sogno era vincere alle Olimpiadi”. “Io invece non mi sono mai concessa il lusso di pensarlo – dice Valentina -. Ho sempre badato a fare il mio meglio. Con Fede ho invece cominciato a credere di poter fare un salto in più”.

Il primo posto però non è sempre l’unico traguardo, insegnano le due atlete. “Se fai il tuo massimo va bene, non avere rimpianti è già una vittoria. È il nostro mantra” dicono all’unisono.

Abbagnale spiega cosa c’è dietro il successo storico: “La prima vittoria di una barca femminile nel canottaggio significa il traguardo che noi volevamo, ma è il compimento di un lungo lavoro avviato, un percorso di nove anni in questo caso. Si tratta di un obiettivo ambizioso, frutto di una crescita”.

Lo sport però è anche un fattore di crescita personale, un modo per credere in se stessi e trovare la propria direzione nella vita. “Lo sport è stata la mia salvezza, la mia strada. Vengo da una famiglia separata, ho cambiato comune, scuola. Ma mi dicevo: va bene tutto, però lasciatemi andare al centro di canottaggio con i miei amici” rivela Federica.

“Lo sport è sempre stato nella mia vita – conclude invece Valentina -. Ora a me stessa bambina direi: credici e divertiti. Quanto alla vittoria, io sono permessa il lusso di crederci da quando sono andata in barca con Fede”. E giù gli applausi per le ragazze vincenti del canottaggio.

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